PROGRAMMA
J. S. Bach (1685-1750) Partita n. 2 in Do minore
L. van Beethoven (1770-1827) Sonata n. 32 in Do minore op. 111
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F. Chopin (1810-1849) Sonata n. 2 in Si bemolle minore op. 35
A. Skrjabin (1872-1915) Preludio e Notturno per la mano sinistra op. 9
S. Prokof’ev (1891-1953) Sonata n. 3 in La minore op. 28
La Partita n. 2 in Do minore di Johann Sebastian Bach fa parte delle Sei
Suites o Partite (ossia raccolte di danze) della raccolta intitolata Clavier-Übung
(o Esercizi per strumenti a tastiera), appartenente all’ultimo grande
ciclo delle composizioni pensate dal compositore a scopo didattico per i figli
e la moglie Anna Magdalena e pubblicata nel 1731. Opere di grande importanza
per Bach e funzionali al raggiungimento di quella sapienza compositiva necessaria,
nell’ottica di una concezione della musica come dottrina o Ars nel senso
antico del termine e cioè un sapere immutabile di cui il musico deve
impadronirsi.
Con la Sonata n. 32 in Do minore op. 111 di Ludwig van Beethoven si entra
nell’ultima fase compositiva dell’autore e sicuramente la più
complessa da diversi punti di vista, sia tecnici che strutturali. L’ultima
sonata, scritta tra il 1821 e il 1822, come le altre dell’ultimo periodo
beethoveniano, conferma il distacco dalle convenzioni della forma-sonata e
dagli schemi conflittuali che caratterizzavano l’invenzione tematica
del suo primo periodo. Se allora c’era un netto contrasto tra un primo
tema di carattere affermativo e un secondo tema di natura sognante, le ultime
opere contengono elementi formali antichi come la fuga e la variazione, mentre
diventa preponderante il principio dell’elaborazione tematica, dove
ai temi drastici delle opere precedenti si sostituiscono melodie semplici
e cantabili.
La ricerca attorno alla sonorità e al linguaggio pianistico di Fryderyk
Chopin approda nella stagione matura all’utilizzo di forme tradizionali
(come la forma-sonata e lo scherzo) in modo assolutamente originale. Tale
originalità emerge, fra l’altro, nella Sonata n. 2 op. 35, la
più celebre delle tre sonate e nota soprattutto per il terzo movimento,
la Marcia funebre. Già nel primo tempo, infatti, Chopin stravolge le
regole scolastiche della forma-sonata esplorando tonalità insolite
e senza rispettare il consueto avvicendarsi dei temi nella ripresa, dove non
compare il primo tema a beneficio del secondo. Anche l’ultimo movimento
presenta una scrittura singolare, caratterizzata dal susseguirsi di incessanti
terzine suonate all’unisono, senza una vera melodia e armonia, che approdano
a un unico punto fermo, l’accordo finale in fortissimo. Lo stesso Robert
Schumann, critico raffinato oltre che compositore coetaneo, è rimasto
perplesso di fronte a questa sonata e se la Marcia funebre a suo dire “ha
persino qualcosa di repulsivo”, “quello che appare nell’ultimo
tempo sotto il nome di Finale è simile ad un’ironia piuttosto
che a una musica qualsiasi. Eppure bisogna confessarlo, anche da questa parte
senza melodia e senza gioia soffia uno strano, orribile spirito che annienterebbe
con un pesantissimo pugno qualunque cosa volesse ribellarsi a lui, cosicché
ascoltiamo come affascinati e senza protestare fino alla fine – ma anche
però senza lodare: poiché questa non è musica. Così
la Sonata finisce come ha cominciato, enigmaticamente, simile ad una sfinge
dall’ironico sorriso”.
Il clima decadente della Russia pre-rivoluzionaria ha influito invece sui
compositori di origine russa attivi nel primo decennio del XX secolo e influenzati
da un simbolismo combinato a componenti religiose e teosofiche e interpretato
in chiave misticheggiante. È il caso di Aleksandr Skrjabin che dagli
stimoli filosofici ha elaborato una poetica personale basata sul potenziamento
delle componenti sensuali e irrazionali della creazione artistica, che nella
scrittura musicale si sono realizzate prediligendo l’istantaneità
dell’emozione. Il brano in programma è legato a una vicenda personale
dell’autore che, sentendosi inferiore ad altri musicisti contemporanei
per le sue mani troppo piccole, le ha danneggiate con un intenso studio delle
32 Sonate di Beethoven, delle difficili Islamey di Balakirev e della Fantasia
sul Don Giovanni di Liszt. Dopo che il suo medico decretato che il danno alla
mano destra era irreparabile, Skrjabin ha composto prima la Sonata in Fa minore,
uno dei suoi capolavori, e in seguito il Preludio e Notturno op. 9 per mano
sinistra.
Scritta tra il 1907 e il 1917 la Sonata n. 3 in La minore op. 28 di Sergej
Prokof’ev, insieme alle altre tre sonate e ai primi due concerti per
pianoforte, è un tipico esempio del modernismo dell’autore, caratterizzato
da sonorità percussive e martellanti del pianoforte unite a temi dal
profilo tagliente e da ritmi incalzanti e ostinati. Questo modernismo si presenta
come alternativa a quello proposto da Debussy e Ravel che intrattengono legami
con le scuole romantiche del passato. In quegli anni l’avversione di
Prokof’ev al retaggio romantico si rivela da una parte attraverso questo
acceso modernismo e dall’altra tramite le tendenze neoclassiche riscontrabili
nella celebre Sinfonia classica (1914-15), ricalcata sul modello del sinfonismo
haydniano.
MARIA NEMTSOVA, pianoforte
È nata a Mosca, in Russia, nel 1984. Tra il 1989 e il 1992 ha frequentato
la prestigiosa scuola “Radost”, guidata dalla nota insegnante
Zhdanova e ha studiato pianoforte con Natalya Demenko. Nel 1992 è entrata
alla Scuola Musicale per Bambini “Myaskovsky” per studiare pianoforte
con Galina Esman fino al 1998. In quegli anni ha vinto diversi premi, compresa
la Borsa di Studio del Dipartimento della Cultura e dell’Intrattenimento
del Distretto Centrale di Mosca, un premio nella Competizione Internazionale
di Musicisti Solisti e di Musica d’Insieme durante le celebrazioni dell’850esimo
anniversario di Mosca (1997), oltre al riconoscimento ricevuto in occasione
del concorso televisivo Giovani Musicisti di Mosca (1997). Nel 1998 è
stata ammessa al competitivo “College del Conservatorio Accademico Tchaikovsky”
di Mosca. Durante gli anni del College Maria ha dato numerosi concerti a Mosca,
Krasnodar, Nijniy Novgorod, Praga, Düsseldorf, Vienna e San Francisco.
Nel 2002 ha vinto il Primo Premio al Concorso Internazionale per Giovani Pianisti
Serebryakov di Volgograd. Dopo essersi diplomata con menzione al College,
nel 2002 è stata ammessa al “Conservatorio Statale Tchaikovsky”
di Mosca. Nel 2006 ha partecipato al Festival Internazionale Slavic Spring
di Praga, al Piano Texas International Academy and Festival, dove ha vinto
il Concorso pianistico e suonato il Concerto Imperatore di Beethoven con la
Fort Worth Symphony Orchestra e infine è intervenuta al Festival Toliatti`s
autumn di Toliatti in Russia. Nel 2007 si è esibita in un recital a
Birmingham (Al, USA) e ha partecipato al Festival Internazionale Primavera
Classic. Nel 2007 si è diplomata al Conservatorio di Mosca con menzione
d’onore, seguita dal noto pianista e insegnante Yuri Slessarev.
Sta frequentando il primo anno di Perfezionamento musicale presso il “Royal
College of Music” di Londra, con il maestro Dimitry Alekseev. Durante
questo primo anno di perfezionamento Maria si è esibita già
in numerosi recital e concerti di musica da camera in diverse città
in Inghilterra, Germania, USA e Russia.
Ha inciso alcuni CD con alcuni vincitori di concorsi internazionali, tra i
quail il basso Dmitry Stepanovich e il sassofonista Vitaly Vatulya.