Festival Internazionale da Bach a Bartok

XXI edizione - luglio agosto 2009

Sabato 25 luglio 2009
Imola – Palazzo Monsignani Sassatelli – Sala Mariele

Maria Nemtsova, pianoforte


PROGRAMMA

J. S. Bach (1685-1750) Partita n. 2 in Do minore
L. van Beethoven (1770-1827) Sonata n. 32 in Do minore op. 111

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F. Chopin (1810-1849) Sonata n. 2 in Si bemolle minore op. 35
A. Skrjabin (1872-1915) Preludio e Notturno per la mano sinistra op. 9
S. Prokof’ev (1891-1953) Sonata n. 3 in La minore op. 28

La Partita n. 2 in Do minore di Johann Sebastian Bach fa parte delle Sei Suites o Partite (ossia raccolte di danze) della raccolta intitolata Clavier-Übung (o Esercizi per strumenti a tastiera), appartenente all’ultimo grande ciclo delle composizioni pensate dal compositore a scopo didattico per i figli e la moglie Anna Magdalena e pubblicata nel 1731. Opere di grande importanza per Bach e funzionali al raggiungimento di quella sapienza compositiva necessaria, nell’ottica di una concezione della musica come dottrina o Ars nel senso antico del termine e cioè un sapere immutabile di cui il musico deve impadronirsi.
Con la Sonata n. 32 in Do minore op. 111 di Ludwig van Beethoven si entra nell’ultima fase compositiva dell’autore e sicuramente la più complessa da diversi punti di vista, sia tecnici che strutturali. L’ultima sonata, scritta tra il 1821 e il 1822, come le altre dell’ultimo periodo beethoveniano, conferma il distacco dalle convenzioni della forma-sonata e dagli schemi conflittuali che caratterizzavano l’invenzione tematica del suo primo periodo. Se allora c’era un netto contrasto tra un primo tema di carattere affermativo e un secondo tema di natura sognante, le ultime opere contengono elementi formali antichi come la fuga e la variazione, mentre diventa preponderante il principio dell’elaborazione tematica, dove ai temi drastici delle opere precedenti si sostituiscono melodie semplici e cantabili.
La ricerca attorno alla sonorità e al linguaggio pianistico di Fryderyk Chopin approda nella stagione matura all’utilizzo di forme tradizionali (come la forma-sonata e lo scherzo) in modo assolutamente originale. Tale originalità emerge, fra l’altro, nella Sonata n. 2 op. 35, la più celebre delle tre sonate e nota soprattutto per il terzo movimento, la Marcia funebre. Già nel primo tempo, infatti, Chopin stravolge le regole scolastiche della forma-sonata esplorando tonalità insolite e senza rispettare il consueto avvicendarsi dei temi nella ripresa, dove non compare il primo tema a beneficio del secondo. Anche l’ultimo movimento presenta una scrittura singolare, caratterizzata dal susseguirsi di incessanti terzine suonate all’unisono, senza una vera melodia e armonia, che approdano a un unico punto fermo, l’accordo finale in fortissimo. Lo stesso Robert Schumann, critico raffinato oltre che compositore coetaneo, è rimasto perplesso di fronte a questa sonata e se la Marcia funebre a suo dire “ha persino qualcosa di repulsivo”, “quello che appare nell’ultimo tempo sotto il nome di Finale è simile ad un’ironia piuttosto che a una musica qualsiasi. Eppure bisogna confessarlo, anche da questa parte senza melodia e senza gioia soffia uno strano, orribile spirito che annienterebbe con un pesantissimo pugno qualunque cosa volesse ribellarsi a lui, cosicché ascoltiamo come affascinati e senza protestare fino alla fine – ma anche però senza lodare: poiché questa non è musica. Così la Sonata finisce come ha cominciato, enigmaticamente, simile ad una sfinge dall’ironico sorriso”.
Il clima decadente della Russia pre-rivoluzionaria ha influito invece sui compositori di origine russa attivi nel primo decennio del XX secolo e influenzati da un simbolismo combinato a componenti religiose e teosofiche e interpretato in chiave misticheggiante. È il caso di Aleksandr Skrjabin che dagli stimoli filosofici ha elaborato una poetica personale basata sul potenziamento delle componenti sensuali e irrazionali della creazione artistica, che nella scrittura musicale si sono realizzate prediligendo l’istantaneità dell’emozione. Il brano in programma è legato a una vicenda personale dell’autore che, sentendosi inferiore ad altri musicisti contemporanei per le sue mani troppo piccole, le ha danneggiate con un intenso studio delle 32 Sonate di Beethoven, delle difficili Islamey di Balakirev e della Fantasia sul Don Giovanni di Liszt. Dopo che il suo medico decretato che il danno alla mano destra era irreparabile, Skrjabin ha composto prima la Sonata in Fa minore, uno dei suoi capolavori, e in seguito il Preludio e Notturno op. 9 per mano sinistra.
Scritta tra il 1907 e il 1917 la Sonata n. 3 in La minore op. 28 di Sergej Prokof’ev, insieme alle altre tre sonate e ai primi due concerti per pianoforte, è un tipico esempio del modernismo dell’autore, caratterizzato da sonorità percussive e martellanti del pianoforte unite a temi dal profilo tagliente e da ritmi incalzanti e ostinati. Questo modernismo si presenta come alternativa a quello proposto da Debussy e Ravel che intrattengono legami con le scuole romantiche del passato. In quegli anni l’avversione di Prokof’ev al retaggio romantico si rivela da una parte attraverso questo acceso modernismo e dall’altra tramite le tendenze neoclassiche riscontrabili nella celebre Sinfonia classica (1914-15), ricalcata sul modello del sinfonismo haydniano.

MARIA NEMTSOVA, pianoforte
È nata a Mosca, in Russia, nel 1984. Tra il 1989 e il 1992 ha frequentato la prestigiosa scuola “Radost”, guidata dalla nota insegnante Zhdanova e ha studiato pianoforte con Natalya Demenko. Nel 1992 è entrata alla Scuola Musicale per Bambini “Myaskovsky” per studiare pianoforte con Galina Esman fino al 1998. In quegli anni ha vinto diversi premi, compresa la Borsa di Studio del Dipartimento della Cultura e dell’Intrattenimento del Distretto Centrale di Mosca, un premio nella Competizione Internazionale di Musicisti Solisti e di Musica d’Insieme durante le celebrazioni dell’850esimo anniversario di Mosca (1997), oltre al riconoscimento ricevuto in occasione del concorso televisivo Giovani Musicisti di Mosca (1997). Nel 1998 è stata ammessa al competitivo “College del Conservatorio Accademico Tchaikovsky” di Mosca. Durante gli anni del College Maria ha dato numerosi concerti a Mosca, Krasnodar, Nijniy Novgorod, Praga, Düsseldorf, Vienna e San Francisco. Nel 2002 ha vinto il Primo Premio al Concorso Internazionale per Giovani Pianisti Serebryakov di Volgograd. Dopo essersi diplomata con menzione al College, nel 2002 è stata ammessa al “Conservatorio Statale Tchaikovsky” di Mosca. Nel 2006 ha partecipato al Festival Internazionale Slavic Spring di Praga, al Piano Texas International Academy and Festival, dove ha vinto il Concorso pianistico e suonato il Concerto Imperatore di Beethoven con la Fort Worth Symphony Orchestra e infine è intervenuta al Festival Toliatti`s autumn di Toliatti in Russia. Nel 2007 si è esibita in un recital a Birmingham (Al, USA) e ha partecipato al Festival Internazionale Primavera Classic. Nel 2007 si è diplomata al Conservatorio di Mosca con menzione d’onore, seguita dal noto pianista e insegnante Yuri Slessarev.
Sta frequentando il primo anno di Perfezionamento musicale presso il “Royal College of Music” di Londra, con il maestro Dimitry Alekseev. Durante questo primo anno di perfezionamento Maria si è esibita già in numerosi recital e concerti di musica da camera in diverse città in Inghilterra, Germania, USA e Russia.
Ha inciso alcuni CD con alcuni vincitori di concorsi internazionali, tra i quail il basso Dmitry Stepanovich e il sassofonista Vitaly Vatulya.