Programma
Anonimo XVII sec. Preludio per arpa sola
G. B. VIOTTI (1755-1824) Sonata per arpa
Allegro brillante
Adagio
Allegretto vivo
N. PAGANINI (1782-1840) Capricci op. 1 n. 1,6,10,15,24
Cantabile in Re maggiore per violino e arpa
L. M. TEDESCHI (1867-1944) Fantasia op. 48 per arpa e violino
Improvviso op. 19 per arpa sola
Presso il mulino
Elegia op. 22 per arpa e violino
A qualificare il ruolo dell'arpa nel secondo e tardo Settecento concorrono
essenzialmente due requisiti: il più frequente impiego in organici
cameristici (con il solo pianoforte, in duo con violino o in formazione di
trio) e la fioritura di un suo specifico repertorio, tipico delle connotazioni
'da salotto' o da diletto esecutivo, che trova in Parigi la sede più
eclatante e prestigiosa. Non pochi, in merito, sono gli autori italiani che,
soggiornando tra il 1780 e il 1810 nella capitale francese (che ospita le
prime fabbriche di nuove arpe a pedali e vede rapidamente l'incrementarsi
delle scuole e degli editori di musica), non mancano di riservare spazio e
interesse all'arpa, pur se talora con approccio occasionale. Tra questi anche
Giovanni Battista Viotti, noto soprattutto come violinista e compositore dei
32 concerti per violino e orchestra (composti tra il 1782 e il 1808).
Pubblicati nel 1820, i 24 Capricci costituiscono la testimonianza più
concreta della 'rivoluzione' violinistica paganiniana. In parte debitori a
certa tradizione di marca secentesca – i “brani scritti a capriccio”,
ovvero non soggetti a specifiche prescrizioni formali – e preceduti
da alcuni modelli di indubbio riferimento (i 24 Capricci enigmatici inclusi
da Locatelli nella sua Arte del violino del 1733), i Capricci paganiniani
incrementano l'originalità di certo repertorio coevo francese (si pensi
ai 40 Études ou Caprices di Kreutzer del 1807 o ai 24 Caprices en forme
d'études di Rode del 1815), innovandone profondamente la tecnica e
le connotazioni esecutive e offrendo un esito di compiutezza formale, stilistica
ed espressiva di inimitabile valenza.
La musica da camera di Luigi Maurizio Tedeschi fa parte di quel patrimonio
sconosciuto ai molti. Arpista e compositore per lo più noto per il
significativo contributo al repertorio dello strumento, Tedeschi vive a cavallo
tra due secoli e ne esprime umori e atmosfere in modo esemplare. Nato nel
nel 1867, si trasferisce a Parigi nel 1890. Capitale dei costruttori e concertisti
d’arpa già dal XVIII secolo, Parigi mantiene il suo primato nonostante
il sopravvento del pianoforte nella musica d’uso quotidiano avesse in
parte oscurato i fasti dell’arpa.
ANTONELLA CICCOZZI
Giovanissima inizia lo studio della musica a L'Aquila conseguendo il doploma
presso il Conservatorio di Musica “S. Cecilia" di Roma. Suona in
qualità di solista in importanti Associazioni Musicali Italiane come
Società dei concerti di Milano, l'Autunno Musicale del Teatro di San
Carlo a Napoli, Teatro Comunale di Ferrara, Accademia Filarmonica Romana e
Teatro Olimpico-Roma e compie diverse tourné in Francia, Svizzera,
Spagna e Russia. Sue interpretazioni vengono trasmesse dalla BBC (dopo aver
vinto la Selezione Solisti 1984 a Londra), da Radio France, dalla RAI e dalla
Radio Vaticana.
Ha inciso per le case discografiche TACTUS e VELUT LUNA. Il suo repertorio,
che spazia dalle composizioni tradizionali a quelle contemporanee, è
arricchito da brani a lei dedicati da compositori quali Luque e Nicolau, oltre
che da una serie di composizioni ‘dimenticate’, frutto di un'attenta
ricerca da lei rivolta alla musica per arpa scritta tra il Seicento e il tardo
Settecento. All'attività solistica e cameristica affianca quella didattica
presso il Conservatorio di Musica "G. Frescobaldi" di Ferrara.
MARCO ROGLIANO
Avviato prestissimo allo studio della musica, si è poi diplomato con
il massimo dei voti e la lode al Conservatorio S. Cecilia di Roma sotto la
guida di Antonio Salvatore. Perfezionatosi con Ricci, Brengola e Accardo,
fa il suo debutto internazionale come solista nel 1989 eseguendo il Concerto
di Sibelius con la Helsingborg Symphony Orchestra diretta da Ari Rasilainen.
Premiato in numerosi concorsi nazionali e internazionali (Bucchi di Roma,
ARD di Monaco, East and West Artists di New York) ha tenuto concerti solistici
e cameristici nelle più importanti istituzioni italiane e straniere.
La sua incisione dei 24 Capricci di Paganini per la Tactus (secondo italiano
dopo Salvatore Accardo) gli ha procurato un grande successo internazionale
di critica annoverandolo tra i più grandi interpreti del genere. Ha
inoltre inciso i Capricci di Sciarrino per Accord e le Quattro Stagioni di
Vivaldi per Tactus. Nel 1996 Salvatore Accardo lo ha invitato personalmente
come Primo Violino Solista della sua Orchestra da Camera Italiana e dal 2001
ricopre lo stesso ruolo nell’Ensemble Cameristico “I Solisti di
Pavia” fondato e diretto da Enrico Dindo.
Marco Rogliano suona su un Nicola Bergonzi (Cremona, 1790) affidatogli dalla
Fondazione Maggini di Langenthal (Svizzera).