Anima Mundi Consort presenta dal vivo una selezione dall'edizione integrale
delle Danze Strumentali Medievali Italiane sin qui conosciute, progetto che
l'ensemble sta realizzando insieme alla casa discografica Tactus di Bologna.
In questo programma si annoverano quattro Istanpitte (Ghaetta, Chominciamento
di Gioia, Isabella e Tre Fontane), danze delle quali possediamo molte informazioni
sicure, provenienti per lo più dal teorico della musica Johannes de
Grocheo. Esse spiccano per complessità di contenuti musicali e per
raffinatezza compositiva, ed offrono per questo spunti interessantissimi per
l’interpretazione. Si prenda ad esempio l’Istanpitta Ghaetta,
che, come ravvisato da numerosi studiosi, ha più vicinanze melodiche
con i maqam (forma musicale a struttura modale) del vicino oriente, che con
la tradizione occidentale. La sua stessa scrittura suggerisce strumentazioni
diverse tra le parti centrali e quelle iniziali e finali. Ritmicamente, inoltre,
presenta al suo interno strutture che alternano metri diversi, e che, tra
l'altro, sembrerebbero mal adattarsi ad una convenzionale esecuzione danzata.
Sono presenti anche due esempi di Saltarello, forma di danza caratterizzata,
appunto, dal salto, che ha più di altre conservato la sua forma arcaica:
struttura e melodia sono semplici, forse proprio perché più
direttamente finalizzate al ballo collettivo. Uno di quelli qui suonati (Saltarello
IV), risente comunque di un’elaborazione accurata, ed ha tratti in comune
con le Istanpitte per ciò che concerne la forma. Abbiamo scelto di
presentarlo con un arrangiamento ed un apparato ritmico che lo avvicinano
ai saltarelli tradizionali di alcune regioni del Sud d'Italia. Il secondo
(Saltarello III) conserva l’immediatezza della musica popolare del Mediterraneo,
della quale peraltro mantiene anche alcune formule melodico-ritmiche.
Abbiamo inserito anche due composizioni a due voci (tenor e voce superiore,
costituita con tutta probabilità dalla trascrizione di un’improvvisazione
effettuata su quel tenor) che procedono dalla clausola e precedono la bassadanza,
dal titolo Bel Fiore Dança e Sangilio.
I due brani dal titolo Chançoneta Tedescha, parrebbero invece essere
due tenor tramandati entrambi senza la voce superiore.
Unico nel suo genere, il Trotto, dalla struttura ritmica estremamente irregolare.
Infine, la Dança Amorosa e suo Troto e La Manfredina e la sua Rotta,
due cosiddette “danza doppia”, formate cioè da due parti,
presumibilmente eseguite a diverse velocità.
L’interpretazione delle danze strumentali medievali è un problema
ancora aperto. Quello che si sa, spesso, allontana la soluzione, piuttosto
che avvicinarla. Quello che è certo è lo strumentario usato
per eseguirle, come è certa la prassi abituale dell’improvvisazione.
L’iconografia ci fornisce una conoscenza abbastanza precisa dello strumentario
medievale: dai flauti alle bombarde, dai liuti, arpe e salteri alle ribeche
e vielle, dalla synphonia all’organo portativo, fino alle più
svariate percussioni. La scrittura stessa, d’altro canto, suggerisce
modi e forme dell’improvvisazione, essendo spesso i brani concepiti
come lunghe variazioni su tenor provenienti da musica preesistente.
Un’annosa e fondamentale questione è invece quella della reale
influenza esercitata sulla musica medievale europea, soprattutto strumentale,
da quella araba. Senza alcuna pretesa di aver risolto il problema, abbiamo
ritenuto opportuno tenere in considerazione che l’uso di determinati
strumenti d’origine araba non può non aver implicato, seppur
limitatamente, l’uso della relativa prassi esecutiva.
Al di là di questo, a chiunque frequenti questo repertorio, non sarà
certamente sfuggito che inserire le danze medievali in un contesto che guardi
ad Oriente, sortisce un effetto simile a quello che si ottiene innaffiando
un fiore: esso si schiude, e rivela tutta la sua fragranza.
Luca Brunelli Felicetti
INGRESSO LIBERO