Anima Mundi Consort

Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVIII edizione - luglio ottobre 2006

Venerdi 11 agosto
Porretta Terme ore 21.15 - Parco Roma

Danze popolari medievali



Anima Mundi Consort

 
Gaspare Antonio Bartelloni
Flauti, flauti di canna, gralla, arpa gotica.

Ugo Galasso
Flauti, flauti di canna, chalumeau, ciaramella, bombarda.

Bernardo Barzagli
Tromba marina, ribeca, viella.

Daniele Poli
Liuto, synphonia, arpa.

Pino Marcogliese
‘ud.

Piero Callegari
Tromba da tirarsi, bombarda.

Massimo Paoletti
Riqq, tammorra, piatti, tamburello garganico, naqqari.

Luca Brunelli Felicetti
Derbouka, riqq, bendir, zil, tabor, tar, marranzano, tammorra, naqqari, campane, salterio, direzione

Anima Mundi Consort presenta dal vivo una selezione dall'edizione integrale delle Danze Strumentali Medievali Italiane sin qui conosciute, progetto che l'ensemble sta realizzando insieme alla casa discografica Tactus di Bologna.
In questo programma si annoverano quattro Istanpitte (Ghaetta, Chominciamento di Gioia, Isabella e Tre Fontane), danze delle quali possediamo molte informazioni sicure, provenienti per lo più dal teorico della musica Johannes de Grocheo. Esse spiccano per complessità di contenuti musicali e per raffinatezza compositiva, ed offrono per questo spunti interessantissimi per l’interpretazione. Si prenda ad esempio l’Istanpitta Ghaetta, che, come ravvisato da numerosi studiosi, ha più vicinanze melodiche con i maqam (forma musicale a struttura modale) del vicino oriente, che con la tradizione occidentale. La sua stessa scrittura suggerisce strumentazioni diverse tra le parti centrali e quelle iniziali e finali. Ritmicamente, inoltre, presenta al suo interno strutture che alternano metri diversi, e che, tra l'altro, sembrerebbero mal adattarsi ad una convenzionale esecuzione danzata.
Sono presenti anche due esempi di Saltarello, forma di danza caratterizzata, appunto, dal salto, che ha più di altre conservato la sua forma arcaica: struttura e melodia sono semplici, forse proprio perché più direttamente finalizzate al ballo collettivo. Uno di quelli qui suonati (Saltarello IV), risente comunque di un’elaborazione accurata, ed ha tratti in comune con le Istanpitte per ciò che concerne la forma. Abbiamo scelto di presentarlo con un arrangiamento ed un apparato ritmico che lo avvicinano ai saltarelli tradizionali di alcune regioni del Sud d'Italia. Il secondo (Saltarello III) conserva l’immediatezza della musica popolare del Mediterraneo, della quale peraltro mantiene anche alcune formule melodico-ritmiche.
Abbiamo inserito anche due composizioni a due voci (tenor e voce superiore, costituita con tutta probabilità dalla trascrizione di un’improvvisazione effettuata su quel tenor) che procedono dalla clausola e precedono la bassadanza, dal titolo Bel Fiore Dança e Sangilio.
I due brani dal titolo Chançoneta Tedescha, parrebbero invece essere due tenor tramandati entrambi senza la voce superiore.
Unico nel suo genere, il Trotto, dalla struttura ritmica estremamente irregolare.
Infine, la Dança Amorosa e suo Troto e La Manfredina e la sua Rotta, due cosiddette “danza doppia”, formate cioè da due parti, presumibilmente eseguite a diverse velocità.
L’interpretazione delle danze strumentali medievali è un problema ancora aperto. Quello che si sa, spesso, allontana la soluzione, piuttosto che avvicinarla. Quello che è certo è lo strumentario usato per eseguirle, come è certa la prassi abituale dell’improvvisazione. L’iconografia ci fornisce una conoscenza abbastanza precisa dello strumentario medievale: dai flauti alle bombarde, dai liuti, arpe e salteri alle ribeche e vielle, dalla synphonia all’organo portativo, fino alle più svariate percussioni. La scrittura stessa, d’altro canto, suggerisce modi e forme dell’improvvisazione, essendo spesso i brani concepiti come lunghe variazioni su tenor provenienti da musica preesistente.
Un’annosa e fondamentale questione è invece quella della reale influenza esercitata sulla musica medievale europea, soprattutto strumentale, da quella araba. Senza alcuna pretesa di aver risolto il problema, abbiamo ritenuto opportuno tenere in considerazione che l’uso di determinati strumenti d’origine araba non può non aver implicato, seppur limitatamente, l’uso della relativa prassi esecutiva.
Al di là di questo, a chiunque frequenti questo repertorio, non sarà certamente sfuggito che inserire le danze medievali in un contesto che guardi ad Oriente, sortisce un effetto simile a quello che si ottiene innaffiando un fiore: esso si schiude, e rivela tutta la sua fragranza.

Luca Brunelli Felicetti

INGRESSO LIBERO