Johann Sebastian BACH (1685-1750): Suite francese n. 4 in
mi bemolle maggiore BWV 815
Allemande – Courante – Sarabande – Gavotte – Menuet
– Air – Gigue
Ludwig van BEETHOVEN (1770-1827): Sonata “quasi una
fantasia” op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna”
Adagio sostenuto
Allegretto
Presto agitato
Intervallo
Aleksandr Skrjabin (1871/1872 – 1915): Fantasia in si minore op. 28
Maurice RAVEL (1875-1937): da “Le Tombeau de Couperin”
I. Prélude
IV. Rigaudon
VI. Toccata
Johann STRAUSS (1825-1899)– Erno DOHNÁNYI (1877-1960): Schatz – Walzer
Lo stile francese della Suite, affermato chiaramente nelle danze intermedie
e in molti tratti delle danze obbligate (Allemande, Courante, Sarabande, Gigue),
si sposa con moduli italiani, riconoscibili nell’ariosità dei
brani ad impianto melodico: emerge la propensione ad un fluire libero da schemi
stilistici specifici, mentre la melodia sembra avere il sopravvento sulle
combinazioni contrappuntistiche e sui contrasti.
Nell’adagio della sonata “Al Chiaro di Luna” vediamo mirabilmente
commiste la risonanza austera e ciclica delle terzine con la dolorosa gravità
del canto, in una fluidità amara che s’arresta soltanto nell’epilogo.
L’allegretto concede un breve intervallo di serenità e speranza
che solleva l’ascoltatore dal denso clima iniziale. Il presto finale
è l’agone di una tumultuosa lotta dello spirito, nel quale furiosamente
fiammeggiano le veloci quartine costituenti il primo tema alternandosi ad
una seconda idea tematica più cantabile e ad una terza nuovamente aggressiva.
Nella Fantasia di Scriabin giunge a compiuta maturazione una scrittura pianistica
intrisa di atmosfere romantiche e di reminiscenze chopiniane, come rivelano
la propensione ad una cantabilità aperta e a un lirismo vibrante, l’articolata
polifonia delle voci e la complessità del tessuto armonico. Nel brano
agisce una logica sovrastrutturale costituita da continui slanci creativi
che dilatano la vicenda e la proiettano in un clima di incessante sviluppo,
avallato da una sonorità spesso estrema che culmina nel tripudio finale.
Il “Tombeau di Couperin”, successione di danze dal gusto antico,
è pervaso da una velata atmosfera di allegrezza animata e leggera,
a tratti nostalgica, come si riconosce nel preludio, ordito in un unico tema
che si dilata per offrire un elemento melodico dal sapore vago, nella vitalità
del Rigaudon, di carattere animato, con il suo incrocio di mani in perfetto
stile clavicembalistico e nella concitata Toccata, in cui l’atmosfera
si colora di un vibrante accento ritmico che si spalanca, alla fine, allo
sfolgorio della tonalità maggiore.
Allegro e spumeggiante lo Schatz-Walzer che il pianista ungherese Dohnanyi
ha mutuato da Johann Strass jr. in questo nobile arraggiangiamento, fiorendone
la melodia con frizzanti volatine, glissandi e abbellimenti a effetto, senza
tuttavia sconfinare in una volontà soverchiante o in un intento meramente
virtuosistico.
ALESSANDRO TAVERNA
Nato nel 1983, Alessandro Taverna ha conseguito il diploma in pianoforte
a 17 anni con il massimo dei voti, proseguendo la propria formazione attraverso
i Corsi Internazionali di Perfezionamento di musica da camera tenuti da Alessandro
Specchi e Boris Baraz, e frequentando l’Accademia Pianistica “Incontri
col Maestro” di Imola, sotto la guida dei maestri Franco Scala e Giovanni
Valentini.
Ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra i quali il premio
speciale “Alfredo Casella” alla XIX edizione del “Premio
Venezia” e il primo premio assoluto al Premio Internazionale Pianistico
“A. Scriabin 2003” di Grosseto.
Si è esibito in importanti sale da concerto e teatri e ha collaborato
con varie orchestre sinfoniche.