Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVII edizione - maggio dicembre 2005

21 luglio 2005, ore 20.30
Bologna – Cortile dell’Archiginnasio

Alessandro Taverna, pianoforte

 

Johann Sebastian BACH (1685-1750): Suite francese n. 4 in mi bemolle maggiore BWV 815
Allemande – Courante – Sarabande – Gavotte – Menuet – Air – Gigue

Ludwig van BEETHOVEN (1770-1827): Sonata “quasi una fantasia” op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna”
Adagio sostenuto
Allegretto
Presto agitato

Intervallo

Aleksandr Skrjabin (1871/1872 – 1915): Fantasia in si minore op. 28

Maurice RAVEL (1875-1937): da “Le Tombeau de Couperin”
I. Prélude
IV. Rigaudon
VI. Toccata

Johann STRAUSS (1825-1899)– Erno DOHNÁNYI (1877-1960): Schatz – Walzer


Lo stile francese della Suite, affermato chiaramente nelle danze intermedie e in molti tratti delle danze obbligate (Allemande, Courante, Sarabande, Gigue), si sposa con moduli italiani, riconoscibili nell’ariosità dei brani ad impianto melodico: emerge la propensione ad un fluire libero da schemi stilistici specifici, mentre la melodia sembra avere il sopravvento sulle combinazioni contrappuntistiche e sui contrasti.
Nell’adagio della sonata “Al Chiaro di Luna” vediamo mirabilmente commiste la risonanza austera e ciclica delle terzine con la dolorosa gravità del canto, in una fluidità amara che s’arresta soltanto nell’epilogo. L’allegretto concede un breve intervallo di serenità e speranza che solleva l’ascoltatore dal denso clima iniziale. Il presto finale è l’agone di una tumultuosa lotta dello spirito, nel quale furiosamente fiammeggiano le veloci quartine costituenti il primo tema alternandosi ad una seconda idea tematica più cantabile e ad una terza nuovamente aggressiva.
Nella Fantasia di Scriabin giunge a compiuta maturazione una scrittura pianistica intrisa di atmosfere romantiche e di reminiscenze chopiniane, come rivelano la propensione ad una cantabilità aperta e a un lirismo vibrante, l’articolata polifonia delle voci e la complessità del tessuto armonico. Nel brano agisce una logica sovrastrutturale costituita da continui slanci creativi che dilatano la vicenda e la proiettano in un clima di incessante sviluppo, avallato da una sonorità spesso estrema che culmina nel tripudio finale.
Il “Tombeau di Couperin”, successione di danze dal gusto antico, è pervaso da una velata atmosfera di allegrezza animata e leggera, a tratti nostalgica, come si riconosce nel preludio, ordito in un unico tema che si dilata per offrire un elemento melodico dal sapore vago, nella vitalità del Rigaudon, di carattere animato, con il suo incrocio di mani in perfetto stile clavicembalistico e nella concitata Toccata, in cui l’atmosfera si colora di un vibrante accento ritmico che si spalanca, alla fine, allo sfolgorio della tonalità maggiore.
Allegro e spumeggiante lo Schatz-Walzer che il pianista ungherese Dohnanyi ha mutuato da Johann Strass jr. in questo nobile arraggiangiamento, fiorendone la melodia con frizzanti volatine, glissandi e abbellimenti a effetto, senza tuttavia sconfinare in una volontà soverchiante o in un intento meramente virtuosistico.

ALESSANDRO TAVERNA

Nato nel 1983, Alessandro Taverna ha conseguito il diploma in pianoforte a 17 anni con il massimo dei voti, proseguendo la propria formazione attraverso i Corsi Internazionali di Perfezionamento di musica da camera tenuti da Alessandro Specchi e Boris Baraz, e frequentando l’Accademia Pianistica “Incontri col Maestro” di Imola, sotto la guida dei maestri Franco Scala e Giovanni Valentini.
Ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra i quali il premio speciale “Alfredo Casella” alla XIX edizione del “Premio Venezia” e il primo premio assoluto al Premio Internazionale Pianistico “A. Scriabin 2003” di Grosseto.
Si è esibito in importanti sale da concerto e teatri e ha collaborato con varie orchestre sinfoniche.