Giorgio Zagnoni

Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVII edizione - maggio dicembre 2005

Martedi 19 luglio ore 21.15
Crespellano - Palazzo Stella

GIORGIO ZAGNONI ENSEMBLE

Giorgio Zagnoni - flauto
Quartetto Alea
Michela Tintoni - violino primo
Alessandra Bottai - violino secondo
Vanessa Paganelli - viola
Elisa Segurini - violoncello
Stefano Malferrari - pianoforte
Elio Tatti - contrabbasso
Giampaolo Ascolese - percussioni

Le note raccontano

Carl Reinecke (1824-1910)
“Undine” Sonata in mi min. op. 167
Allegro
Intermezzo: Allegretto vivace – Più lento, quasi Andante – Tempo I
Andante – Molto vivace – Tempo I
Finale: Allegro molto agitato ed appassionato, quasi Presto


François Borne (1862-1929)
Fantaisie brillante sur “Carmen”. Pour flûte et piano sur l’opéra de Georges Bizet


Gato Barbieri (1934)
Da Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (1972)
Ennio Morricone (1928)
Da Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi (1968)
Nicola Piovani (1946)
Da La vita è bella di Roberto Benigni (1997)
Ennio Morricone (1928)
Suite da C’era una volta di Sergio Leone (1968) e altri film
Burt Bacharach (1929)
The look of love
Marco Biscarini (1965)
Fantasia concertante
C. Simonetti (1952) – L. Schifrin (1932)
Da Profondo rosso (1975) di Dario Argento
e Mission impossible (1968) di P. Stanley
Quincy Jones (1933)
Soul bossa

Giorgio Zagnoni, flautista bolognese di fama internazionale, al repertorio colto ha consegnato molte delle sue interpretazioni e proprio a seguito di questa sua sicurezza da tempo ha svolto ed esteso la sua disponibilità a stili limitrofi: se si è compiaciuto di parafrasare i Beatles, non meno volentieri ha prestato ascolto alla grande civiltà del cinema, della musica da film, della colonna sonora. È una musica, questa, che quant’altra mai ha il dovere di raccontare: mentre l’immagine fa vedere, il dialogo fa capire gli elementi dell’intreccio e il suono fa capire meglio o qualcos’altro in più, insistendo o aggiungendo particolari espressivi sfuggenti o addirittura impossibili al dialogo e all’immagine.
Ma prima di tutto, per cominciare, una sonata quadripartita come le sonate di Mozart e Beethoven, quell’Undine di Carl Heinrich Carsten Reinecke, composta verosimilmente nel 1885, che pur rispettando la sua forma ottocentesca si impegnò anch’essa a narrare una storia, o meglio, una fiaba. Il soggetto e il titolo derivano dalla fiaba del barone Friedrich Heinrich Karl de la Motte-Fouqué (1811): ogni Ondina, evanescente creatura femminile del mondo magico delle acque che sia amata da un uomo acquisisce il diritto ad avere lo spessore di un’anima, ma qualora sia da lui oltraggiata nei pressi delle acque fatali perderà l’anima ricevuta e perderà, rovinerà, farà morire l’uomo stesso.
Il pezzo di Reinecke è una sonata ottocentesca vera e propria, di forma musicale e di significato sonoro. Ma alla verità e alla proprietà della morfologia classica la musica da camera dell’Ottocento non era più tanto fedele e buona parte del repertorio allora corrente era musuca adattata, d’altra origine e destinazione, per esempio operistica, sacra, sinfonica. Perché? Perché per riascoltare le opere di Verdi, Rossini o Bellini non era sempre facile disporre dell’opera nel programma stagionale della propria città e allora era più semplice rassegnarsi a frequentare un bel salotto che avesse un pianoforte e potesse ospitare un solista di violino, flauto, clarinetto intenzionato a suonare le arie più celebri, facendo sua musica altrui ma regalandole una nuova brillantezza e virtuosità. La Carmen di Bizet nacque a Parigi nel 1975 e, pur disapprovata e censurata, divenne presto popolarissima cominciando a meritare diversi trattamenti cameristici, come quello celeberrimo di François Borne per flauto e pianoforte, dove dall’una o dall’altra scena dell’opera temi e melodie di gran carattere come quelli dell’ouverture, della habanera e della chanson bohème sanno passare con la massima disinvoltura al registro, al timbro, alla tecnica del flauto, sopra il comodo tappeto loro fornito dalla tastiera.
Allo stesso modo possono comportarsi gli organici cameristici con la musica da cinema, che dalla cucitura di formule facilmente descrittive degli albori passò a un lavoro di ricerca, collage e adattamento di temi suggestivi per approdare a nuova attività di creazione artistica, ispirata a criteri classicamente compositivi anche se intimamente associata alla storia e alle immagini. Proprio questa in un secondo tempo si è prestata volentieri all’arrangiamento più svariato passando da grandi complessi orchestrali a organici ridotti o minimi. L’antologia di questa sera si avvale del lavoro di scelta e adattamento di Marco Biscarini che ha selezionato quei temi e quegli autori che più rispondono ai criteri di una musica cosiddetta assoluta, cioè di una musica capace di vivere di vita propria al di fuori della pellicola e pronta a diventare musica da concerto senza perdere nulla del proprio potere evocativo.
Si chiude con un’apoteosi spettacolare per il flauto, un tema di Q. Jones inserito in diverse colonne sonore e spot pubblicitari.
Dalla sonata romantica alla bossa “nova”, dal salotto borghese al set cinematografico, dalla Siviglia di Bizet al Far West di Leone, ecco l’itinerario di questo concerto di cui il virtuosismo e l’eclettismo di Giorgio Zagnoni e degli altri valenti collaboratori garantiscono la spettacolarità.
CURRICULA

Il Quartetto Alea (Michela Tintoni, Alessandra Bottai, Vanessa Paganelli, Elisa Segurini) nasce dall’incontro di quattro giovani artiste accomunate dalla passione per la musica intesa come mondo sonoro privo di limiti e barriere. L’eclettismo del gruppo è scritto nel percorso artistico delle quattro strumentiste. Si passa da esperienze prettamente classiche al fianco di grandi nomi come R. Muti (Teatro alla Scala), L. Maazel, D. Nordico, M. Quarta, V. Mendelsshon, ad esperienze filologiche di studio che affrontano il repertorio barocco presso l’Accademia Chigiana con S. Kujken, a Fiesole con L. O. Santos per sfociare in esperienze artistiche di rilievo con l’“Europa Galante” e l’“Orchestra Barocca Italiana”. Si attraversa il mondo del jazz al fianco di E. Rava (Umbria Jazz Perugina), per giungere alla musica leggera di A. Minghi, P. Conte, F. Battiato, A. Branduardi, Raf. Il panorama musicale del quartetto si arricchisce grazie al repertorio etnico-vocale di Dulce Pontes e di Milva.
Di rilievo l’esperienza sul tango argentino di A. Piazzolla con il gruppo strumentale del M° Hugo Aisemberg (Casa Rosada B. Aires), con il gruppo strumentale del M° Giorgio Zagnoni, con il tango classico dei “Quejas de Bandoneon”, oltre all’incontro con E. Morricone e al concerto Cinemusic al Festival di Ravello.

Batterista, percussionista, compositore, Giampaolo Ascolese ha cominciato a operare giovanissimo, come batterista in compagnia dei maggiori jazzmen italiani. Nel 1980 si è specializzato a Boston e poco dopo, ritornato in patria, si è diplomato in strumenti a percussione al Conservatorio dell’Aquila, per cui alla carriera di batterista ha sommato quella di percussionista classico-contemporaneo (in musica jazz si è diplomato nel 2000 a Frosinone). Timpanista e batterista in tre film di Roberto Benigni, batterista del pianista Mike Melillo, collaboratore del flautista Giorgio Zagnoni in ambito classico e di vari cantanti in ambito leggero, ha frequentato numerosissimi solisti di jazz americani fra cui Chet Baker, Lee Konitz, Gary Bartz, Steve Grossman, Ray Briant, Curtis Fuller. Suona regolarmente in Europa, in America e in Asia, dal Giappone all’Argentina; ha scritto due metodi per batteria ed è responsabile di una rubrica didattica sul mensile “Percussioni” che fa testo in tutt’Italia.

Compositore e arrangiatore Marco Biscarini nel 1994 e 1995 ha vinto il diploma d’onore in musica per film all’Accademia Chigiana di Siena con il M° Morricone. Nel 2000 è stato 1° classificato e nel 2001 2° classificato al concorso “2 Agosto” di Bologna. Nel 2003 ha scritto l’opera lirica La famosa invasione degli orsi in Sicilia, commissionata dal Comunale di Modena. Pubblica per RAI TRADE.

Contrabbassista, arrangiatore, direttore di Big Band Jazz, compositore, Elio Tatti si è diplomato nello strumento a Frosinone e in musica jazz a Latina. Ha suonato con i maggiori veterani del jazz italiano (Marcello Rosa, Cicci Santucci, Romano Mussolini, Enzo Scoppa) e continua a lavorare con i più vivaci jazzmen di oggi. Inoltre collabora con Giorgio Zagnoni, Alessandro Specchi e Uto Ughi; ha inciso una decina di CD; ha partecipato alla registrazione di varie colonne sonore di Ennio Morricone; e si è esibito in tutto il mondo, anche alla Carnegie Hall di New York.

Bolognese, Giorgio Zagnoni si è diplomato in flauto al Conservatorio di Firenze: a 18 anni ha vinto un concorso nazionale per l’Orchestra Sinfonica di Milano della RAI e a 20 anni si è meritato una cattedra al Conservatorio di Bologna (che detiene tuttora). Dopo un decennio vissuto in orchestra, si è dedicato esclusivamente al solismo raggiungendo in breve la Carnegie Hall di New York, la Herkulessaal di Monaco, il Gewandhaus di Lipsia, il Coliseum di Buenos Aires; e guadagnandosi dalla critica appellativi come “il flauto magico da Bologna” e il “Re Mida del flauto”. Ha ricevuto innumerevoli premi di grande prestigio e in occasione del Bicentenario degli Stati Uniti ha tenuto un concerto alla Casa Bianca. Ha inciso per varie case, fra cui la EMI e la Fonit Cetra. Già fondatore del Bologna Festival, direttore artistico di “Musicalmente Bologna” e del “Festival sirmionese”, coordinatore di un progetto di formazione orchestrale, attualmente è responsabile del corso di formazione superiore per professori d’orchestra “Mythos” della fondazione “A. Toscanini” di Parma e direttore artistico del festival “Da Bach a Bartók” di Imola. Nel 2003 ha ricevuto dal Presidente Ciampi l’onoreficenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.