Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVII edizione - maggio dicembre 2005

Giovedì 14 luglio-21.15
Castel Guelfo Piazza XX Settembre

Taraf da Metropulitana

Ritmi balcanici e orientaleggianti nelle stazioni e nei vagoni della metropolitana delle grandi città occidentali

Violino, fisarmonica, cymbalon, bassogardon e diversi altri strumenti: è questa l’“orchestra” dei gruppi Taraf, in particolare del “Taraf da Metropulitana”. Taraf, cioè assieme di musicisti zingari di origine romena e sguinzagliati altrove, nelle grandi città d’Occidente, nelle loro strade, alle fermate dei mezzi pubblici, negli angoli delle metropolitane.
Donde un gruppo appunto detto, intitolato metropolitano: a Londra, per esempio, fra i tanti buskers (leggi suonatori da strada) c’è ancora Julian Lloyd-Webber, il fratello “operaio” del miliardario Andrew, che si mette a suonare alla fermata della stazione sotterranea, South Kensington; e a Parigi c’era un violinista dell’Est europeo che suonava talmente bene da meritare l’attenzione di un direttore classico e da andarsene con lui in America a cambiar repertorio.
Ma anche senza fare questo grande passo i Taraf e i suoi musicisti hanno saputo arricchire ampiamente le loro esperienze: oggi, infatti, usano suonare anche i matrimoni, alle feste, agli incontri più svariati con piena dignità professionale. Londra, Parigi, Rotterdam distribuiscono qualcosa come tre-quattrocento licenze all’anno, e a Milano è nata un’associazione specifica dell’Arci, l’Unza.
Dunque, una rassegna articolata come “Da Bach a Bartók” non può non prendere atto di questo singolare tassello della musicalità contemporanea.

CURRICULUM

Musicisti Rom da poco insediati a Roma, i Taraf da Metropulitana hanno cominciato a esibirsi in strada, sui mezzi pubblici, appunto in metropolitana, e poi hanno intrapreso anche una carriera, come dire? ufficiale, non solo d’uso ma anche d’arte e concerto. Avevano cominciato con i matrimoni, nelle loro lontane e suggestive regioni dei Carpazi, e ora sono approdati ai festival, al disco, a una notorietà d’altro raggio. Compongono il loro repertorio doine e canzoni dell’Oltenia, accanto ad alcuni classici della canzone internazionale (anche di quella napoletana) adeguatamente trattati e manipolati. Voce, violino, fisarmonica, cymbalom, contrabbasso a tre corde sono i mezzi espressivi di cui si servono, in un successo di pubblico sempre crescente.