“La musica della notte nel pianoforte
Robert Schumann (1810-1856): Nachtstücke Op. 23 (Fantasia
cadaverica: 1. Corteo funebre;
2. Strana compagnia; 3. Banchetto notturno; 4. Passeggiata con voci soliste)
Franz Liszt (1811-1886): Feux follet (da Studi trascendentali, n° 5)
Luis Berlioz (1803 – 1869)- Franz Liszt (1811 - 1886): Danza delle Silfidi (da La dannazione di Faust)
Mendelssohn-Rachmaninov: Scherzo (da Sogno di una notte di mezz’estate)
Aleksandr Skrjabin (1871/1872 – 1915): Poème-Nocturne Op. 61
Achille-Claude Debussy (1862 – 1918): 3 Preludi
- La sérénade interrompue
- La terrasse des audience du clair de lune
- Feux d’artifice
Béla Bartók (1881-1945): La musica della notte (da All’aria aperta Sz 81)
Maurice Ravel (1875 – 1937): Alborada del gracioso
(da Miroirs)
Come ogni forma d’espressione artistica, la musica può nascere
da molteplici fonti di ispirazione. Una di queste, ritenuta particolarmente
feconda, è la notte. Gli artisti, soprattutto durante il romanticismo
e il decadentismo, le hanno sempre attribuito un valore altamente simbolico,
poiché essa rappresenta metaforicamente il contraltare di quelle idee
“chiare e distinte” che hanno informato di sé il razionalismo
del ‘600 e il pensiero filosofico del secolo “dei lumi”.
Ecco, quindi, che nell’800 e nel primo ‘900, al chiarore del pensiero
logico e razionale si oppone l’oscurità delle fantasie istintive
ed emotive. Il programma è diviso in due parti, dedicate l’una
al romanticismo, l’altra al decadentismo, intendendo con questo termine
tanto l’impressionismo e il simbolismo di Debussy e Ravel quanto il
misticismo di Skrjabin e il visionario naturalismo di Bartók.
Aprono il concerto i Racconti Notturni di Schumann, dall’inconfondibile
impronta “gotica”: la notte si popola di scheletri marcianti,
di spettri inquietanti e lamentosi riuniti a banchetto, di forti emozioni
che si confondono e si alternano in modo repentino e disordinato, fino a sciogliersi
nella serena rassegnazione della morte. Seguono tre brani che, seppur completamente
autonomi e di autori diversi, sembrano comporre un vero e proprio trittico,
una sorta di “Sonatina Notturna”, poiché dedicati al tema
unificante del fiabesco e delle creature fantastiche che danzano nella notte.
E’ così che Liszt evoca nel suo brano suggestivi fuochi fatui
che danno vita a un ballo pittoresco dove scintille e fiammelle sembrano animarsi
per magia. Segue un valzer di Silfidi, una composizione incantevole, ipnotica
e cullante creata da Liszt trascrivendo per pianoforte una danza di Berlioz.
Chiude questa suite immaginaria lo Scherzo (trascritto per pianoforte da Rachmaninov)
tratto dalle musiche di Mendelssohn per il “Sogno di una notte di mezz’estate”
di Shakespeare, in cui a volteggiare e piroettare nel buio questa volta sono
elfi.
Avvicinandosi al Novecento, la notte del Poema-Notturno di Skrjabin è
una specie di incubo in cui diversi frammenti musicali si comportano come
elementi chimici nelle mani di un alchimista, dapprima enunciati distintamente
e poi mescolati, ripetuti ossessivamente, intrecciati e infine diradati, creando
un’atmosfera magnetica. Vengono in seguito proposti tre preludi di Debussy,
in cui il pianoforte si presta a evocare paesi distanti e differenti tra loro,
dapprima imitando una chitarra dai toni spagnoleggianti, poi rieccheggiando
i suoni del sitar indiano e infine riportandoci in Europa, in Francia, dove
luminosi fuochi d’artificio paiono festeggiare un’importante ricorrenza
nazionale. Tuttavia, è con il brano di Bartòk che la notte,
utilizzata sin qui come sfondo, diventa la protagonista assoluta: non vi sono
più creature fantastiche, ma solo il regno animale e quello vegetale
e la notte, coi suoi rumori e i suoi silenzi. Le oscurità di questo
lungo percorso sono infine spazzate via da un’alborada di Ravel, una
sorta di serenata cantata al sorgere del sole, in cui nuovamente il pianoforte
simula il suono della chitarra, delle nacchere e di tutti quegli stilemi tipici
della musica popolare spagnola.
GIUSEPPE ALBANESE
Giuseppe Albanese (Reggio Calabria 1979) ha studiato filosofia a Messina, laureandosi con una testi sull’estetica delle Années de pèlerinage di Liszt, e pianoforte prima a Pesaro e poi a Imola (diplomandosi “master” nel 2003). Vincitore di numerosi premi e già attivo presso diversi teatri, enti, associazioni, festival e con orchestre di rilievo, ha inciso musiche di Skrjabin, Szymanowski, MacDowell e Bartók, guadagnandosi la menzione delle “5 stelle” da parte della rivista “Amadeus”.