Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVI edizione - maggio dicembre 2004

Imola - lunedi 5 luglio

IRINA LUNGU - soprano
KANG HYOUNG-KYOO - baritono
STEFANO MALFERRARI - pianoforte

Ore 21.15 Palazzo Tozzoni

Gaetano Donizetti (1797-1848) MARIA DI ROHAN Havvi un Dio che in sua clemenza

Giuseppe Verdi (1813-1901) MACBETH Pietà rispetto, amore IL CORSARO Non so le tetre immagini

Jules Massenet (1842-1912) HERODIADE Vision fugitive

Giacomo Puccini (1858-1924) LA RONDINE Chi il bel sogno di Doretta

Giuseppe Verdi ERNANI Oh de’ verd’anni miei I DUE FOSCARI Tu al cui sguardo DON CARLO Io morrò

Jules Massenet LE CID Pleurez, pleurez mes yeux

Umberto Giordano (1867-1948) ANDREA CHENIER Nemico della patria

Giuseppe Verdi IL TROVATORE duetto Atto IV

VINCE VERDI

La parte del leone la fa lui, Giuseppe Verdi, ma non a totale danno degli altri operisti dell’Ottocento italo-francese. In questo concerto, infatti, il soprano comincia con un’aria di Donizetti, da quella Maria di Rohan che è una delle ultime e più mature opere del bergamasco, e finirà la prima parte con il cosiddetto Sogno di Doretta, una delle melodie più belle e meno note di Puccini (dalla Rondine, opera anch’essa poco popolare). Ma intanto il baritono avrà cantato la grande romanza di Macbeth, dove il feroce personaggio scespiriano lamenta la mancanza di “Pietà, rispetto, amore” sulla sua tomba futura, il soprano l’incantevole romanza del Corsaro (“Non so le tetre immagini”) e il baritono “Vision fugitive” dalla Hérodiade di Massenet, una delle melodie più belle dell’ispirato operista francese.

Nella seconda parte: il Carlo di Ernani si sente improvvisamente giunto alla maturità psicologica, e sillaba “Oh! de’ verd’anni miei”; Lucrezia Contarini Foscari prega Iddio, “Tu al cui sguardo onnipossente”, perché le salvi il marito in pericolo; il marchese di Posa di Don Carlos sa che stanno per farlo fuori (con un’archibugiata), e canta “Io morrò, ma lieto in core” in faccia all’amico protagonista; la Chimène del Cid di Massenet piange, anzi invita gli occhi a piangere, “Pleurez, pleurez, mes yeux”; Gérard, il cattivo (mica poi tanto) dell’Andrea Chénier di Giordano, grida e si chiede “Nemico della patria?” (per poi scoppiare in una sghignazzata). E per finire, non più un’aria ma un duetto: dal quarto atto del Trovatore ecco l’incontro-scontro fra il conte di Luna e Leonora, lui innamoratissimo e pronto a subire un ricatto, lei, invece,pronta al suicidio (e all’inganno) per intatto amore del suo Manrico.