Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVI edizione - maggio dicembre 2004

Imola - martedi 29 giugno

GENEVIEVE LAURENCEAU - violino
PIERRE MANCINELLI - pianoforte

Ore 21.15 Palazzo Tozzoni

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Sonata per violino e pianoforte in Mi min. K. 304 Allegro Tempo di Menuetto

Felix Mendelssohn-bartholdy (1809-1847) Sonata per violino e pianoforte in Fa magg. Allegro vivace Adagio Allegro vivace

César Franck (1822-1890) Sonata per violino e pianoforte in La magg. Allegretto moderato Allegro Recitativo fantasia Allegretto poco mosso

CLASSICA ANCHE SE ROMANTICA

Sonata: una parola che vuol dire tutto e niente. Vuol dire pezzo da suonare, come la cantata era un pezzo da cantare; ma non basta. Secondo la manualistica la sonata può essere antica o moderna: la prima è la sonata di Scarlatti, la seconda la sonata dei classici viennesi. A parte il fatto che Scarlatti i suoi pezzi per cembalo non li chiamava affatto così, quella barocca per due violini e basso, allora, dovrebbe diventare la sonata antichissima. E la sonata in Si min. di Liszt, a che razza appartiene? e le sonate “quasi fantasie” di Beethoven? e la fantasia “quasi sonata” di Liszt? Basta così, perché il programma di questo concerto per violino e pianoforte si stringe nel giro appena di un secolo e sebbene tralasci i capisaldi di Beethoven, Schubert e Brahms, è ugualmente un ritratto giusto e fedele del percorso della forma dal più classico dei classici a uno degli ultimi romantici. Era stato il Classicismo, infatti, con la “condotta sonatistica” e la stessa forma-sonata a ordire la trama quasi scientifica della sinfonia, del concerto, del quartetto e della sonata nuova, definitiva, classica, con tutta l’esattezza di Haydn, la grazia di Mozart, la forza di Beethoven.

A formarla erano questi tempi: un Allegro in forma-sonata (bitematica e tripartita) eventualmente introdotto da qualche battuta lenta, un Adagio in forma di canzone (aba), un Minuetto (fino al primo Beethoven) o Scherzo (dal Beethoven maturo in poi; comunque a volte mancante) con trio, un Allegro in forma varia (sonata, rondò, rondò-sonata, tema con variazioni). E a darle corpo sonoro erano questi strumen?????A?_ti: il pianoforte solo, il violino e il pianoforte, il violoncello e il pianoforte, l’organo, qualunque strumento melodico (flauto, corno, fagotto, clarinetto) con l’accompagnamento della tastiera (o anche qualunque pianoforte con l’accompagnamento di un violino). Il violino e il pianoforte, eccoli impiegati da Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791), da Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 – 1847), da César Franck (1822 – 1890). Mozart si dedicò ai due strumenti una quarantina di volte fra il 1762 e l’88, e se rimase quasi sempre dentro alla pura nobiltà dello stile classico nella Sonata in Mi min. K. 304 del 1778 si limitò a un Allegro e un Minuetto: ma in un giro così semplice seppe calare la gemma di un capolavoro storico, un tragico inizio degnissimo di stare accanto a quello dell’Appassionata di Beethoven.

Mendelssohn frequentò poco l’organico in questione, con due contributi di cui il secondo senza numero d’opus: il primo, la Sonata in Fa min. risale al 1823 ed è opera mirabile di un compositore appena quattordicenne. Invece la Sonata in La magg. di Franck è l’opera di un sessantaquattrenne giunto all’estrema maturità: lungo i quattro movimenti della regola, il pianoforte lavora con grande impegno strutturale ma senza rinunciare all’impulso del virtuosisismo, e il violino sale e scende, canta e recita sospendendosi fra empito passionale e gentilezza, intimismo, fors’anche edonismo. Del resto, il dedicatario era un concertista del valore di Eugène Ysaÿe.