Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVI edizione - maggio dicembre 2004

Imola- domenica 23 maggio

Orchestra di Padova e del Veneto

Ore 21.15 Teatro Comunale "Ebe Stignani"
direttore Anton Nanut
Mariangela Vacatello - pianoforte
Alberto Nose' - pianoforte

L. van Beethoven ( 1770 - 1827 )

Concerto n. 4 opera 58 in sol maggiore pianista Mariangela Vacatello

Concerto n. 4 opera 73 in mi bemolle maggiore pianista Alberto Nosè

IL PRINCIPE E L’IMPERATORE

Ed ecco gli altri due concerti, dopo i primi tre che solo molto ingratamente si potrebbero definire giovanili. Il Concerto n. 4 in Sol magg. op. 58 richiese più di un anno di lavoro, e fu eseguito nel marzo del 1807 in un’accademia privata, a palazzo Lobkowitz (l’intelligente mecenate che contribuiva a elargire al maestro un buon assegno periodico perché attendesse solo all’arte sua), nel dicembre del 1808 al Teatro An der Wien. Pronto al balzo delle sinfonie nn. 5 e 6 ma anche a quello del raffinatissimo concerto per violino, nel quarto concerto Beethoven fu semplicemente se stesso, molto disinvolto nei confronti della tradizione classica e sospeso fra il lirismo del 1° tempo, la drammaticità del 2°, la trasparenza polifonica del 3°: l’Allegro moderato comincia, anzi osa cominciare subito col pianoforte, in barba a ogni introduzione lenta e soprattutto alla prassi di un 1° tema sacro all’orchestra, e poi procede svagato, un po’ romantico e un po’ virtuosistico a suo comodo; l’Andante con moto cambia registro e mette a confronto, anzi a scontro vero e proprio la veemenza degli archi e la compostezza del pianoforte (steso alla maniera di un antico corale); vivace, il Rondò cambia ancora e dietro la facciata di sfogo finale dispone un andamento dialogico che alla tastiera fa corrispondere ora questo ora quello strumento particolare.

Dolorosamente ultimo, il Concerto n. 5 in Mi bem. magg. op. 73 risulta composto nel 1809 ed eseguito privatamente nell’11 e pubblicamente nel ’12 (qui con la partecipazione di un demonio della tastiera come Carl Czerny). E fu subito soprannominato l’Imperatore (forse da Cramer, pianista ma anche editore) perché ampio, grandioso, solenne, appunto imperiale (e non certo per ragioni “napoleoniche”): l’Allegro iniziale è così pregnante che il suo 1° tema sembra eroico quando lo suona l’ orchestra ed elegiaco quando passa al pianoforte, e comunque rifiuta, dichiaratamente, la cadenza d’uso; l’Adagio un poco mosso procede ancora come un corale e alla fine rifiuta ogni cesura con il finale; e questo è un rondò avvalorato dalla solita vigoria ritmica (anche col soccorso delle trombe) e da un gioco di modulazioni quasi imprevedibile. Nessuna cadenza finale, per un pezzo che invece era cominciato con un grande accordo in ff per orchestra e immediatamente si era lasciato andare ad arpeggi e scale a volte senza supporto orchestrale. Dedicato all’arciduca Rodolfo, il principe figlio dell’imperatore Francesco I d’Asburgo-Lorena, il concerto si chiama dunque “imperatore”: e chi vieterebbe di chiamare “principe” il Concerto n. 4, anch’esso dedicato a Rodolfo, uno dei migliori allievi di Beethoven che imperatore non divenne mai, essendo destinato a carriera ecclesiastica, ma come arciducaprincipe lo era davvero?