Musiche e danze di origine andalusa
POPOLO E STRUMENTI
Il flamenco è un genere di canto e ballo di origine andalusa, sì, ma anche di fortuna largamente internazionale. Nato verso la metà dell’Ottocento dalla fusione del locale cante jondo (cioè “canto profondo”) con la tradizione gitana e come approdo urbano di una natura, di una provenienza contadina, è stato occasionalmente adottato da compositori colti come Felipe Pedrell, Isaac Albéniz, Manuel de Falla, Mikhail Glinka, Mili Balakirev, Georges Bizet, Édouard Lalo, Maurice Ravel. Verissimo, tutto questo, come possibile definizione enciclopedica (quanto alla parola stessa, flamenco deriva da fiammingo, giacché un tempo le Fiandre, che erano le regioni popolate dai fiamminghi, erano soggette alla Spagna); verissimo ma non bastante. Difatti il flamenco non è solo questa forma di canto danzato: è anche e anzitutto un atteggiamento psicologico, una modalità di comportamento che riguarda la vita, un popolo intero e una persona particolare, tutta una “cultura” largamente intesa.
E quindi investe i sentimenti, le occasioni, i fatti, le condizioni umane, gli aspetti della società, che rende musicalmente con tanto rispetto per la tradizione quanta ricerca di novità, per esempio trafficando con il jazz, il blues, la musica africana, la musica cubana, la stessa prassi europea nell’accezione della musica popolare e della musica cosiddetta “antica”. Lo dimostra ben bene il complesso della “Folía flamenca”, che sul suo palcoscenico variopinto accoglie strumenti quali il flauto, il violino, il contrabbasso, le tastiere.