Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVI edizione - maggio dicembre 2004

Imola- giovedi 1 luglio

QUARTETTO ENESCU

Ore 21.15 Palazzo Tozzoni
Constantino Bogdanas - violino
Florin Szigeti - violino
Vladimir Mendelssohn - viola
Dorel Fodoreanu - violoncello

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Quartetto per archi in Do magg. K. 465 (Dissonanzen)
Adagio – Allegro Andante cantabile Minuetto (Allegro) Allegro molto

Aleksandr Borodin (1833-1887)

Quartetto n. 2 per archi in Re magg.
Allegro moderato Scherzo (Allegro) Notturno (Andante) Finale (Andante – Vivace)

Antonín Dvorák (1841-1904)

Quartetto per archi in Fa magg. (Americano) Allegro ma non troppo Lento Molto vivace Finale (Vivace ma non troppo)

QUARTETTI RIBELLI

Classico, olimpico, apollineo: tutto questo č Mozart, ma non proprio sempre. L’inizio del Quartetto in Do magg. K. 465, per esempio, č stato definito caotico, assurdo, addirittura sbagliato, e ha meritato l’intitolazione Delle dissonanze. Invece non sbaglia affatto, l’ultimo dei sei quartetti dedicati al padre Franz Joseph Haydn e composto nel 1785, ma si diverte a sorprendere, a disorientare gli ascoltatori avvezzi all’armonia barocca (quella, per intendersi, fondata sulla scala naturale, non ancora su quella temperata). La piccola storia del quartetto d’archi intessuta dal concerto di questa sera cammina molto lesta, perň, e dopo Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791) aggira Beethoven, Schubert, Brahms, per raggiungere Borodin e Dvorák: in sostanza lascia stare i grandi dell’Ottocento viennese e si sposta a Est, verso le cosiddette scuole nazionali e in particolare verso la Boemia e la Russia. Di Alexandr Borodin (1833 – 1887) propone il Quartetto n. 2 in Re magg. (1880-81), che all’esterno mantiene la forma tradizionale dei quattro movimenti (comunque anticipando lo scherzo dal 3° al 2° posto) ma all’interno canta melodie dolci, spontanee, sentimentali, popolaresche, propriamente slave. Di particolare efficacia č poi il penultimo tempo, il Notturno in Andante, che sembra allusivo del bel rapporto che legava l’autore alla moglie Caterina Protopopova. Per finire, un altro quartetto dotatodotato di titolo: č l’Americano in Fa magg. op. 96 di Antonín Dvorák (1841 – 1904), che fu composto nel 1893 ed č il parallelo cameristico della sinfonia Dal nuovo mondo. Il titolo non č originale, ma č giusto e molto: intanto perché il pezzo fu scritto a Spilville, nello Iowa, e la prima volta fu eseguito a Boston; e poi perché sprizza americanitŕ da tutte le parti, capace com’č di ritrarre tanto il chiasso di un affollato saloon quanto il silenzio di una sconfinata prateria.