Festival Internazionale da Bach a Bartok

XVI edizione - maggio dicembre 2004

Dozza - lunedi 19 luglio

GIORGIO ZAGNONI ENSEMBLE

Ore 21.15 Palazzo Tozzoni

Giorgio Zagnoni flauto
Gabriele Pieranunzi violino
Myriam Dal Don viola
Cecilia Radic violoncello
Maurizio Sciaretta violino
Stefano Malferrari pianoforte
Elio Tatti contrabbasso
Giampaolo Ascolese batteria

Da Mozart ai Beatles

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Quartetto in Do magg. K. 171 Allegro Tema con variazioni

Quartetto in Re magg. K. 285 Allegro Adagio Rondò

Let it Beatles

Viaggio musicale fra le melodie più celebri dei Fabulous Four

CANTI SENZA PAROLE

Senza dubbio un concerto diviso in due parti è nella regola; è nella regola anche quando le due parti sono chiaramente diverse, per esempio l’una tradizionale e l’altra contemporanea oppure l’una seria e l’altra brillante; ma dalla regola fuoriesce quando parte sul pedale del classico e giunge alla conquista del leggero. Come stavolta: dal classico dei classici, ovvero Mozart, il flauto di Giorgio Zagnoni passa al vertice del leggero, ovvero ai Beatles. I Beatles, mito del secondo Novecento che ha riempito di musica, e quale musica, le orecchie di milioni e milioni di persone: melodie caratteristiche, nate dalle parole e per le parole, ma così vive e comunicative da figurare benone anche senza, anche da sole; e difatti Zagnoni non le canta ma le suona, secondo quello stile di “parafrasi” che gli è tanto famigliare a ridosso di Rossini, Donizetti e Verdi, e che un po’ capitava anche a Mendelssohn che componeva le Romanze senza parole.

Ecco, questo sono le canzoni dei Beatles che sarebbero per voci accompagnate dall’orchestra e invece si accomodano sul flauto accompagnato dal pianoforte. Ma prima c’era Mozart. Il Mozart avaro con il flauto, s’è sempre detto (anche se di concerti per flauto ne scrisse, per tromba e violoncello no): a lavorare per il vago strumento a fiato il maestrino ventunenne si lasciò persuadere a Mannheim, nel 1777, da un dilettante olandese di nome anzi cognome De Jean o Dechamps che gli commissionò della musica e poi, non soddisfatto, sborsò solo la metà del compenso pattuito (peraltro aveva chiesto tre concerti e due quartetti ma non aveva avuto tutto). Il contributo di Mozart alla singolare formazione, che nell’ambito di un quartetto (2 violini, viola, violoncello) sostituisce il 1° violino con un flauto, consta dei quartetti K. 285, 285a, 285b, 298 e 368b, in genere tripartiti ma a volte bipartiti, capaci di terminare con un rondò (l’allegretto grazioso dell’ultimo) o anche con un tema e variazioni (l’andantino del terzo), e annoveranti alcune gemme come l’Adagio in Si min. del primo o il paradisiaco minuetto del secondo.