Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Quintetto per archi e corno in Mi bem. magg. K. 407 Allegro Andante Rondò
Arnold Atkinson Cooke (1906)
Arioso e Scherzo per corno, violino, due viole e violoncello Dedicato a Dennis Brain
Francesco Milita (1967)
In Fabula Notturno concertante per corno solo, vibrafono, quartetto d’archi e due corni in eco Prima esecuzione assoluta
Wolfgang Amadeus Mozart
Divertimento per archi e due corni in Re magg. K. 334 Allegro Menuetto Adagio Menuetto Finale - Allegro
UN FEUDO PER IL CORNO
L’orchestra dell’Ottocento classico-romantico fu tale, da Beethoven fino a Brahms mediante Berlioz, Mendelssohn, Liszt, Wagner (e altri), da comprendere tutti gli strumenti a fiato, in coppia o anche in doppia coppia, ma anche da cominciare a sgravare i fiati stessi dall’onere del solismo, insomma da preferire la sinfonia o il poema sinfonico per grande orchestra al concerto per flauto, per oboe, per clarinetto e così via. Nessuno degli autori citati, difatti, si cimentò con concerti del genere, limitandosi al pianoforte o al violino o addirittura scordandosi della forma del concerto. Ecco che il corno, per esempio, si trovò a passare dal concertino di Weber al concerto di Strauss, insomma dal 1815 al 1942, senza troppe soddisfazioni solistiche. Ed ecco che il programma di questa serata, se vuole rendere un giusto omaggio al bellissimo strumento (tanto amato da sinfonisti come Bruckner e Mahler), deve saltare l’Ottocento e divaricarsi fra Sette e Novecento.
Dal Settecento preleva un paio di contributi quanto mai classici e cameristici: di Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791) due pezzi per quattro o cinque archi e uno o due corni, il primo semplicemente tripartito (alla maniera del quintetto più regolare) e l’altro ordinato in cinque movimenti (alla maniera del “divertimento”, come dire della serenata o della cassazione).
E dal Novecento un pezzo a suo modo assodato e un altro in prima esecuzione assoluta: di Arnold Cooke è l’Arioso e scherzo dedicato al cornista Dennis Brain (scomparso nel 1957 a 36 anni), che raddoppia la viola; e di Francesco Milita è In fabula, definito “notturno concertante per corno solo, vibrafono, quartetto d’archi e due corni in eco”. Dove lo strumento a percussione s’incarica di annunciare un buon tasso di contemporaneità, ma la prassi dell’“eco” rivà piuttosto all’epoca barocca, a quando il corno non aveva nessun bisogno di ritagliarsi un feudo come questo per primeggiare a dovere