Ritmi balcanici e orientaleggianti nelle stazioni
e nei vagoni della metropolitana
delle grandi città occidentali.
CON LICENZA DI SUONARE
Violino, fisarmonica, cymbalom, bassogardon e diversi altri strumenti: è questa l’“orchestra” dei gruppi Taraf, in particolare del “Taraf da Metropulitana”. Taraf, cioè assieme di musicisti zingari di origine romena e sguinzagliati altrove, nelle grandi città d’Occidente, nelle loro strade, alle fermate dei mezzi pubblici, negli angoli delle metropolitane.
Donde un gruppo appunto detto, intitolato metropolitano: a Londra, per esempio, fra i tanti buskers (leggi suonatori da strada) c’è ancora Julian Lloyd-Webber, il fratello “operaio” del miliardario Andrew, che si mette a suonare alla fermata della stazione sotterranea, South Kensington; e a Parigi c’era un violinista dell’Est europeo che suonava talmente bene da meritare l’attenzione di un direttore classico e da andarsene con lui in America a cambiar repertorio.
Ma anche senza fare questo grande passo i Taraf e i suoi musicisti hanno saputo arricchire ampiamente le loro esperienze: oggi, infatti, usano suonare anche ai matrimoni, alle feste, agli incontri più svariati con piena dignità professionale. Londra, Parigi, Rotterdam distribuiscono qualcosa come tre-quattrocento licenze all’anno, e a Milano è nata un’associazione specifica dell’Arci, l’Unza. Dunque, una rassegna articolata come “Da Bach a Bartók” non può non prendere atto di questo singolare tassello della musicalità contemporanea.